Come ampiamente prevedibile alla fine il conflitto tra il duo USA-Israele e l’ennesimo “stato canaglia”, l’Iran, è iniziato e si protrae ormai da oltre una settimana. Esattamente come nel giugno scorso l’azione militare comincia mentre le parti di fatto stanno ancora trattando1, a riprova che von Clausewitz aveva ragione quando diceva che la guerra non è altro che la continuazione della politica con altri mezzi.
La differenza con giugno è che questa volta Stati Uniti ed Israele non si accontenteranno di un colpo simbolico da poter rivendicare a favore di propaganda, come fu in quel caso per quello che Trump definì “annientamento” del programma nucleare iraniano, ma hanno come obiettivo il cambio di regime, opportunamente preparato dalle proteste dei mesi scorsi – con annesso coinvolgimento diretto del Mossad nel fomentarle. E infatti in questo caso nemmeno la risposta iraniana è stata simbolica, con una pioggia di attacchi con droni e missili ed il blocco totale dello stretto di Hormuz.
È abbastanza inutile – esattamente come per la causa Palestinese – appellarsi al diritto internazionale e alle sue violazioni da parte di Stati Uniti ed Israele: la storia insegna che l’unico vero diritto internazionale è la legge del più forte, che poi da vincitore scrive la storia ufficiale e giustifica, a posteriori, le sue azioni. Ovviamente avere la macchina della propaganda2 dalla propria parte, pronta a descrivere nel dettaglio i “terribili” attacchi iraniani e nascondere la brutalità dell’imperialismo, aiuta molto.
Ho già detto il mese scorso di come l’unica posizione corretta per i comunisti sia quella di schierarsi contro l’ennesima aggressione imperialista e in difesa dell’integrità territoriale e dell’indipendenza dell’Iran, e non credo serva approfondire ulteriormente.
Quello che è interessante è l’effetto che il contrattacco iraniano ha prodotto: missili e droni sono piovuti non solo su Israele, ma anche sugli stati del Golfo Persico che hanno concesso agli Stati Uniti l’utilizzo delle basi sul loro territorio e delle loro infrastrutture. Stati come Arabia Saudita, Bahrain, Qatar, Emirati Arabi Uniti, che grazie ad una ricchezza costruita sul petrolio e sulla schiavitù della manodopera, immigrata e non, si presentano come la destinazione ideale per ricchi occidentali, che siano turisti utili ad amplificare la loro immagine positiva o imprenditori in cerca di nuovi modi per fare profitti.
Questi paesi incarnano in loro tutte le contraddizioni del sistema capitalista, le stesse che viviamo nel centro imperialista, portandole all’estremo: un mondo fatto di abbondanza e lusso sfrenato per una elite di pochi, mentre la maggior parte delle persone paga con la propria miseria il prezzo di questa disuguaglianza sociale. Sono laboratori della società che il capitalismo vuole costruire: sorveglianza di massa, repressione, condizioni lavorative insostenibili, e proprio per questo non è un caso che siano paesi in buoni rapporti con Israele.
I missili e i droni iraniani che piovono su Dubai, su Riad, sul Bahrain, sul Qatar allora non sono solo la legittima difesa del popolo iraniano contro la guerra imperialista: sono missili e droni contro l’ordine costituito, contro una società sempre più disumana, sempre più pronta a sfruttare ed uccidere per garantire alla borghesia di poter continuare a vivere nella sua torre d’avorio. Ben vengano questi missili che infrangono l’immagine da copertina dell’ordine capitalista, e se per una volta a pagare il prezzo della guerra sarà la borghesia, tanto meglio.
- La trattativa è stata ovviamente un pretesto degli USA per prendere tempo e preparare l’operazione, ma ipotizziamo per assurdo che potesse effettivamente produrre un risultato concreto ↩︎
- Si veda la prima parte di questo articolo di Contropiano sullo “schema Gaza”: https://contropiano.org/news/internazionale-news/2026/03/08/lo-schema-gaza-negli-attacchi-alliran-0192764 ↩︎
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